Famolo sciallo
Il concerto del primo Maggio a Roma.
Una di quelle cose su cui puoi capitare accendendo la tv in giorni specifici, come Sanremo o L'anno che verrà a San Silvestro.
Il cosiddetto Concertone dovrebbe avere una connotazione politica e sociale, infatti molti lo schifano in quanto "de sinistra", come se gli organizzatori sindacali non fossero di tre orientamenti diversi.
E pazienza se manca quell'altro sindacato, che non ha mai contato nulla ma sgomita per farsi notare grazie al partito del governo attuale che lo sponsorizza; forse perché basta vedere che tipo di contratti porta a casa (rider) per capire che fanno solo gli interessi di una parte, e non è quella dei dipendenti [fine polemica].
Io ho sentito qualcosa per radio dalle 18 in poi, e proprio mentre stavo per rientrare arrivano sul palco i Litfiba, li sento suonare a partire da Resta, un brano che fa parte dei loro inizi.
Musicalmente si sente che hanno ancora voglia di suonare assieme anche se ho l'impressione che qualcuno ogni tanto vada un po' per conto suo, ma fa parte del protagonismo di ogni musicista.
Pelú ci sta dentro, come si sarebbe detto anni fa, in questo momento non posso vederlo quindi sono più concentrato sulla voce.
Salgo in casa e faccio giusto in tempo per Tex, il brano di chiusura.
Pierone è molto grigio di capelli ma ha sempre la stessa presenza, sul finale si butta nuotando sul pubblico da vecchio punk rocker; per fortuna nessuno si fa da parte e viene sostenuto da volenterosi.
Una scena che si sarebbe potuta vedere meglio se le riprese fossero state fatte con più criterio, ma tant'è: le maestranze della Rai al massimo se l'aggiustano alla meno peggio, a differenza (come ho gia scritto) della BBC che è imbattibile nelle riprese di questo tipo di eventi; riescono a fare inquadrature da film pure in festival fangosi come Reading o Glastonbury.
Ma è un'altra cosa che mi lascia perplesso.
I tempi cambiano ed è normale che una manifestazione si adegui.
Avevo visto pre-commentare la scaletta del Concertone come una specie di Sanremo con qualcosa in più e in effetti a ben vedere è stato proprio così.
Lungi da me essere uno di quelli che "una volta era meglio/diverso" però che senso avrebbe fare una mezza copia di altre manifestazioni?
Nel lontano 2013 Elio e le Storie Tese percularono causticamente i tipici personaggi da Primo Maggio dipengendolo come una specie di mappazzone obbligatorio per dimostrare il proprio posizionamento: se stai dalla nostra parte fai finta che ti piacciano i cantautori impegnati, i gruppi balcanici e i compagni arricchiti che non dimenticano le proprie origini.
Poi gli schieramenti si sono fatti più confusi, l'interesse rischiava di scendere e poco per volta siamo arrivati a edizioni di questo tipo.
Ma non abbiamo già Battiti Live e RTL 102,5 PowerHitsEstate con una line-up simile, oltre al Festival?
Ormai è impossibile ma quale accoglienza avrebbero avuto certi cantanti un paio di decenni fa?
I sanremesi? Fischiati a diluvio per principio, anche se sono bravi.
Il dj set dell'ottima Ema Stokholma? Non è il suo posto.
Geolier? Venduto.
Orchestra popolare della Taranta? Eh questi bisogna farseli piacere.
Insomma, non si poteva andare avanti con uno snobismo cosí esagarato.
Perciò a me non dà così disturbo una scaletta di questo tipo, anche se il pop ha già parecchio spazio.
Quindi?
Mi è solo dispiaciuto che in mezzo a tutto questo mainstream radiofonico i Litfiba siano passati un po' come dei dinosauri.
Loro si sono messi d'impegno ma ho avuto l'impressione che il risultato fosse: "Chi so' questi? Litfiba... Ah, quelli che piacevano a papà...Vabbè comunque bravo il nonno che canta, però un po' CRINGE" e qui si capisce che sarebbe stato meglio lasciar perdere.
Il pubblico non ha partecipato più di tanto, purtroppo; é stato dopo che si è sentita la differenza, quando cantavano TUTTI.
Emma. I Pinguini. Frah Quintale.
Ecco chi volevano.
Ognuno ha il suo pubblico e anche quello del Concertone si è uniformato annoiandosi con chi è fuori dalla generazione TikTok.
Messa così sembra che io sia offeso a morte in quanto fan sfegatato dei redivivi fiorentini, ma non é così (pensa se lo fossi...).
In realtà le loro canzoni hanno attraversato in tre momenti distinti la mia esistenza, quest'ultimo non lo contiamo.
Intorno al 2020 cominciavo ad essere stanco di vivere in Inghilterra e mi sono messo ad ascoltare nuove e vecchie cose italiane, tra le tante anche i vecchi album dei Litfiba.
Forse perche mi riportavano a una quindicina di anni prima, quando a tempo perso ero una specie di tuttofare autista/fotografo/procacciatore di cibo e bevande al seguito di una cover band.
Tra i tanti altri anche i pezzi dei Litfiba; io li stavo snobbando un pochino ma a forza di sentirli e di essere circondato dai loro fans ho iniziato a ricredermi su parecchia della loro produzione, magari un po' facilona ma chissene.
Questo mi ha riportato a una serata degli anni precedenti, facendo due ricerche ieri sono giunto alla conclusione che fosse nella tarda primavera del 1985.
Il nome dei Litfiba circolava spesso assieme a quello dei Diaframma come rari esponenti della new wave italiana e la radio rock della mia città aveva iniziato a passare la loro versione di Yassassin di David Bowie.
In attesa di terminare la registrazione di Desaparecido, il loro primo album, suonavano dappertutto farsi conoscere e un dj della radio mi dice: guarda, suonano gratis in un cortile dell'universitá di Pavia.
La decisione è presa, facciamo in società: andiamo a Pavia, sentiamo il concerto, ci facciamo avanti nel backstage grazie a un cartellino della radio (che poteva farsi chiunque) e chiediamo se li possiamo intervistare.
Io ci avrei messo la macchina, la fotocamera e un registratorino portatile a cassette, il buon Gianni la benzina e la faccia tosta di farsi avanti.
Non fu difficile come pensavamo, tanto che Gianni dovette improvvisare delle domande lì per lì perché non ci credeva molto.
Piero e Ghigo furono molto disponibili, mi pare che fossero appena stati a suonare in Francia e che abbiano parlato del nuovo album.
Al termine li salutammo ancora un po' increduli e già che c'ero mi resi utile aiutando il buon Aiazzi a caricare la sua tastiera sul furgoncino.
L'indomani la registrazione andò in onda e fui visto di buon occhio alla radio, che continuai a frequentare ma solo come visitatore.
Ad un certo punto la cassetta dell'intervista sparí misteriosamente dalla radio, io non avevo fatto in tempo a farne una copia e così la preziosa reliquia é andata persa.
Mentre Gianni intervistava il gruppo io non volevo essere troppo invadente e mi limitai ad un paio di foto.
Piero mi chiese se gliele potevo mandargliene una copia e disse "Aspetta 'he ti scrivo l'indirizzo"; prese una cartolina pubblicitaria che riportava la copertina di Yassassin e dietro scrisse:
Piero Pelú c/o IRA Records Via del Castelluccio Firenze (guarda te, me lo ricordo ancora).
Mi sembra di ricordare che poi gli spedii le foto; ho conservato gelosamente gli originali e quella cartolina per anni.
Ve le farei vedere volentieri, se sapessi che fine hanno fatto dopo tutti i miei traslochi, quindi mi dovete credere sulla parola.
Anche se forse potrei avere un'idea su dove possano essere finite...

