Per la precisione
Un giorno, decisamente troppo tardi, una delle persone che mi circondano ha iniziato ad essere meno accondiscendente con me e ha iniziato a farmi notare i miei difetti.
Uno di questi è che mi sento spesso in dovere di correggere gli altri e puntualizzare; alla lunga risulta fastidioso così ora cerco di trattenermi.
Stamattina vedo una nota orgogliosa con tanto di prova fotografica:
"I doni dell'orto iniziano ad abbondare"
Vorrei commentare:
"Più che doni direi prodotti del vostro lavoro".
Perché l'orto é una cosa estremamente artificiale e non c'è niente di regalato in quello che produce.
Bisogna trovare il posto adatto, lavorare la terra piu volte, selezionare delle sementi specifiche, piantarle (spesso in file regolari) concimare e bagnare.
Poi controllare che i volatili non si mangino tutto, a volte coprire, dare la lumachina alle piante a foglia larga, il verderame se necessario, aggiungere dei sostegni per i rampicanti, diserbare.
Solo in conseguenza di tutto questo arriverà la frutta e la verdura.
Il dono è quello della pianta selvatica che sta lì a regalarti il suo frutto senza chiedere niente in cambio, altroché i pomodori o l'insalata dell'orticello de zio.
Ma è veramente il caso di farla così lunga? No, questa persona è contenta di quello che coltiva quindi perché fargliela lunga per un vocabolo che IO trovo scorretto?
Ho sempre avuto una certa memoria per le nozioni più inutili e l'esibizionismo per farle sapere agli altri.
"In Svizzera parlano italiano nel Canton Ticino"
"Anche in una parte dei Grigioni e in due paesi del Vallese a sud del Sempione"
Ecco.
Sono cose che cominciano quando sei piccolo.
Alle elementari, scuola di un paese, i compagni non erano troppo brillanti a parte poche eccezioni.
La maestra faceva domande, le mani alzate erano sempre le nostre e lei diceva "Lo so che voi sapete la risposta, voglio vedere se la sanno gli altri".
All'inizio era tutto facile, ma la conoscenza va coltivata come l'orto, altrimenti ci si convince di sapere tutto e poi arrivano le sorprese.
Anche se io spesso le cose le sapevo veramente.
Intorno alla quarta elementare per costringermi a studiare mi nascosero tutti i giornalini e fumetti.
Mi trovarono in salotto a leggere il vocabolario e le enciclopedie; si arresero alla mia fame di lettura, ebbi indietro i fumetti e cercai di impegnarmi di più.
Purtroppo è più facile che ricordi cose superflue lette una volta piuttosto che un testo scolastico.
Poi non resisto a rigettare questa conoscenza da Spigolature della Settimana Enigmistica ad ogni occasione.
Quello che non so invento e siccome mi è sempre riuscito bene si convincono tutti quanti che io ne sappia di ogni argomento.
Una frase che mi hanno rivolto spesso in passato è stata "Tu che sai tutto..." seguita da una domanda.
Potevo deluderli?
A volte sapevo la risposta, a volte ne cercavo una plausibile.
Un'opinione, più che un fatto.
Ha sempre funzionato.
Ora, se me lo dicono (che ci posso fare se troppa gente che frequento non si informa?) ho imparato a rispondere:
"Non è detto che lo sappia ma sentiamo".
Metto alla prova la mia conoscenza e per controprova googlo, senza nascondermi.
Sta di fatto che chi si è inventato la Bibbia l'ha pensata bene per darci una spiegazione.
La frutta e la verdura crescono anche da sole ma visto che Adamo ed Eva hanno fatto i cattivi per averla in quantità bisogna guadagnarsela con fatica e sudore.
Solitamente quello degli immigrati che stanno nelle serre dell'Andalucía.
Sempre per la precisione: quello non sono io ma un'invenzione di Nano Banana 2


Una gran bella riflessione. Mi chiedo se la curiosità che accompagna alcune persone fin dall’infanzia (come nel tuo caso) non sia come il frutto dell’albero selvatico: un dono.